Recensione del film – Primate (2025)
Primate, 2025.
Regia di Johannes Roberts.
Con Johnny Sequoyah, Troy Kotsur, Jessica Alexander, Victoria Wyant, Benjamin Cheng, Gia Hunter, Miguel Torres Umba, Ben Pronsky, Kae Alexander, Tienne Simon e Charlie Mann.
SINOSSI:
La vacanza tropicale di un gruppo di amici si trasforma in un racconto primordiale e terrificante di orrore e sopravvivenza.
Non sorprende che il regista Johannes Roberts abbia realizzato sia thriller sugli squali sia un adattamento di una serie di videogiochi di zombi popolarissima a livello mondiale, dato che il suo slasher con scimpanzé assassino Primate contiene elementi di entrambi.
Una volta che i personaggi superficiali e lo scimpanzé infettato dalla rabbia vengono presentati rapidamente (insieme a una dinamica familiare in qualche modo estraniata che Roberts e il co-sceneggiatore Ernest Riera trattano con troppa serietà nella speranza di suscitare una risposta emotiva nel finale che non arriva del tutto), i filmmaker trovano un espediente forzato per infilare questi giovani amanti della festa in una situazione in cui la sicurezza consiste nel rinchiudersi in una piscina in cui l’animale domestico di famiglia Ben (il prologo menziona frettolosamente anche una madre ora morta che era professoressa di linguistica e lavorava a una svolta nelle comunicazioni tra umani e primati) ha paura di tuffarsi, sebbene continui a girare intorno all’area in attesa dell’occasione per colpire chiunque si avvicini abbastanza da raggiungere la riva.
Vengono in mente due pensieri: il primo è che è quasi impossibile interessarsi a una famiglia bianca così ricca da vivere in una casa di vetro sul bordo di una scogliera hawaiana, che sperimenta con i simi anche se il padre è l’attore sordo sottovalutato e straordinario Troy Kotsur che interpreta un romanziere famoso con un’abitudine da workaholic che lo ha portato a trascurare la famiglia. Sta per farlo ancora, lasciando la casa alla figlia Lucy (Johnny Sequoyah) e a sua sorella, agli amici, a un potenziale interesse amoroso e ad alcuni stronzi conosciuti su un volo di ritorno che contemplano di invitare durante i loro momenti di divertimento. L’altro pensiero è che si tratta di una variazione su uno di quei film sugli squali in cui i personaggi restano intrappolati su una lingua di terra, questa volta con una sorta di inversione ambientale di ruoli e con uno scimpanzé.
Sfortunatamente, per quanto brillante sia quell’espediente nella piscina all’aperto (che è circondata da grotte e dalla già citata scogliera) e per quanto ci siano alcuni colpi di violenza piuttosto immaginativi, è evidente che anche Johannes Roberts si sente in trappola con quel concetto di isolamento, trovando ragioni per cui i personaggi lasciano la piscina o per cui Ben (interpretato in modo minaccioso da Miguel Torres Umba, indossando una tuta) esce dall’area, il che provoca anche che uno o più personaggi vaghino per la casa facendo rumore assordante e attirando l’attenzione sul luogo nei modi più idioti che faranno sperare che muoiano. Vale anche la pena notare che la coinvolgente colonna sonora sintetica di Adrian Johnston enfatizza similmente l’essere rumorosi sopra ogni altra cosa durante gli inseguimenti carichi di suspense.
Eppure è difficile abbattere troppo Primate, dato che riesce a colpire forse dove conta di più, con alcune uccisioni brutali che vanno dal lacerare carne e parti del corpo a vere e proprie risse tra gli umani e Ben. Un personaggio con disabilità viene trattato con dignità, la sua condizione non è usata come elemento di trama (il pubblico mainstream sarà persino costretto a leggere sottotitoli in ASL ogni tanto), ma è invece al centro della sequenza più sospesa del film. Un altro stronzo si prende anche la mascella completamente strappata.
C’è urgenza, pericolo e tensione, anche se il film fallisce perlopiù in tutto ciò che si propone in termini di caratterizzazione e storia. Accidenti, un personaggio viene dipinto come una villain e si comporta tipicamente in modo egoista per tutto il tempo, anche se il suo suggerimento che Ben debba essere abbattuto dopo 15 minuti di film, a seguito di un improvviso cambiamento comportamentale, è sì crudele, ma corretto, e risulta essere l’azione necessaria entro la fine. Questo mette anche in dubbio quale sia esattamente il messaggio. Primate è inoltre così ansioso di arrivare alla parte dell’orrore che la presenza e l’importanza di Ben per questa famiglia non vengono mai stabilite o percepite emotivamente, il che appiattisce gran parte dell’investimento che il film vorrebbe nella dimensione della sopravvivenza.
Valutazione Flickering Myth – Film: ★ ★ / Movie: ★ ★ ★
Robert Kojder
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