I 10 migliori film del 2025 di Daniel Eagan

I 10 migliori film del 2025 di Daniel Eagan

      A seguito della classifica collettiva dei 50 migliori film del 2025 di The Film Stage, nell’ambito della nostra copertura di fine anno, i nostri collaboratori condividono le loro top 10 personali.

      Man mano che i traguardi si avvicinano la mia attenzione vacilla. La cultura scivola via. Lo stato di trascendenza che i film una volta inducevano è troppo spesso sostituito dalla noia, dalla sensazione di aver già visto tutti questi combattimenti, abbracci, inseguimenti, confronti, ultimatum, rivelazioni e capovolgimenti. L’hype intorno ai favoriti dei festival, l’isteria delle campagne dei blockbuster, le richieste estenuanti dello streaming, le video recensioni e i Q&A e i tavoli rotondi e le liste dei preferiti e i doppio spettacolo da sogno e gli intro e gli outro mi stanno facendo odiare il mondo dello spettacolo.

      Perfino i miei piaceri colpevoli mi hanno deluso. Jason Statham ha abbandonato il caotico ma calibrato stile di Corey Yuen per ordinari film di sparatorie. Don Lee ha firmato due dei suoi film più avvilenti e di consumo, uno dei quali lo vedeva picchiare fantasmi creati in VFX per novanta minuti. Bi Gan ha circondato quell’impressionante piano-sequenza con due ore di tentennamenti. Il blocco creativo di Johnnie To si è protratto per sei anni.

      Alla mia lista mancano diversi favoriti della critica, come Marty (What Makes Sammy Run) Supreme o Avatar: Fire and Ash, un remake di una storia che era già un remake. Mancano anche film che ho amato sinceramente, come Caught by the Tides e Grand Tour, perché erano nella mia lista lo scorso anno. Almeno una dozzina di buoni film sono fuori considerazione perché quasi sicuramente non saranno mai distribuiti negli USA.

      10. L’agente segreto (Kleber Mendonça Filho)

      Non so abbastanza di politica e cultura brasiliana per capire tutto ciò che succede in L’agente segreto, ma vedo un cinema intelligente e apprezzo recitazioni forti. Lungo ma gratificante, è un film che continua a svelarsi anche dopo la fine.

      9. Timestamp (Kateryna Gornostai)

      Propaganda prodotta con il sostegno del governo ucraino, questo documentario racconta gli sforzi per mantenere attivi i programmi educativi in mezzo alla guerra con la Russia. Se suona poco appetibile, il film è sorprendentemente onesto e commovente. A proposito, Putin cerca di uccidere tutti in questo film.

      8. Late Shift (Petra Volpe)

      Il vincitore della Rana d’Oro al Camerimage di quest’anno è così dimesso che ci si potrebbe chiedere quale sia il clamore. La presidente di giuria Niki Caro mi ha detto che Late Shift è stata una decisione unanime: nessun altro film ha affrontato i suoi temi con tanta cura e perspicacia. Leonie Benesch offre un’altra interpretazione straordinaria nei panni di un’infermiera e madre al limite che deve prendere decisioni di vita o di morte più e più volte.

      7. La vicina perfetta (Geeta Gandbhir)

      Come raggiungi i detrattori e i non credenti? Le bodycam non mentono (purché siano accese). Nessuno che veda La vicina perfetta potrà più ingoiare la giustificazione delle leggi «stand your ground». La scelta geniale di Gandbhir di costruire le scene da diversi punti di vista dà i suoi frutti con una narrativa insolita e potente.

      6. Sentimental Value (Joachim Trier)

      Per un regista inventivo come Trier, Sentimental Value può sembrare troppo esile. Certo, dinamiche familiari, carriera in declino, una casa che ha sentimenti — tutto catturato con abilità, ma anche un po’ familiare. Ma così tanti elementi mi hanno colpito, dall’equivalente di un corso di regia a scatti improvvisati miracolosi. La scena d’apertura, in cui l’ansia da palcoscenico di Renate Reinsve minaccia di rovinare la serata d’apertura, è tra le riprese più eccitanti che abbia visto in tutto l’anno.

      5. Sinners (Ryan Coogler)

      Non è il miglior film di vampiri di sempre, ma l’audacia della visione di Coogler impone rispetto. Far interpretare a Michael B. Jordan dei gemelli? Mescolare 70mm e IMAX? Resuscitare il Delta blues per un pubblico moderno? Coogler riesce nell’impresa, con un riconoscimento speciale alla direttrice della fotografia Autumn Durald Arkapaw, la prima donna a girare un lungometraggio in IMAX.

      4. Blue Moon (Richard Linklater)

      Linklater (con lo sceneggiatore Robert Kaplow) non solo azzecca tutti i dettagli d’epoca, ma ottiene interpretazioni superbe dall’ottimo cast. Poi trova una via per entrare nell’anima di un brillante ma amareggiato paroliere che non riesce a smettere di antagonizzare chiunque incontri. Poi Ethan Hawke sacrifica il suo ego per interpretare Lorenz Hart.

      3. Una battaglia dopo l’altra (Paul Thomas Anderson)

      Non ero mai stato conquistato da Anderson, ma Una battaglia dopo l’altra ha fatto centro. Sentito, rilevante, realizzato con fiducia e arguzia, è un film del suo tempo, dalla fotografia in grande formato carica ed esuberante alla paranoia pervasiva e alle interpretazioni tutte eccellenti (a parte la prova di Penn nel ruolo di Popeye il Generale).

      2. Train Dreams (Clint Bentley)

      Le maestranze dietro questo film hanno dato corpo alla novella cupa di Denis Johnson, costruendo un mondo convincente per l’interpretazione profondamente sentita di Joel Edgerton, un uomo di mezzi limitati. Il montaggio finale colpisce più forte quanto più si è anziani.

      1. Ragazza mancina (Shih‑Ching Tsou)

      La sceneggiatura di Tsou (scritta con Sean Baker) segue tre donne taiwanesi a un passo dalla catastrofe: una giovane ladra, una quasi-spacciatrice sessualmente sfruttata e una cuoca di noodles profondamente indebitata in una bancarella del mercato notturno. Tutte e tre sono vittime di una società dominata dagli uomini, piena di crudeltà e superstizione. Tsou ritrae queste donne con grazia, empatia ed energia maniacale, trovando amore e umorismo nei loro momenti più bui. Mi ha fatto credere che il cinema abbia importanza.

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